Mario vargas llosa wiki ita
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Dal primo romanzo, La città e i cani (1962), ispirato alla sua esperienza all’accademia militare di Lima, fino all’ultimo, Tempi duri (2019), non ha mai cessato di credere nel potere del romanzo. È stato anche critico letterario (pregevoli i suoi scritti su Flaubert e Borges e sul romanzo - fra cui La verità della menzogna e La letteratura è la mia vendetta, dialogo con Claudio Magris), saggista (articoli e interviste raccolti in Contro vento e marea, 1982-86, mentre Il richiamo della tribù, 2018, è una ricognizione fra i pensatori liberali, come Aron, Berlin e Popper, che hanno anteposto l’individuo alla tribù, cioè alla classe, al partito, alla nazione), e politico.
Da studente marxista e socialista, intellettuale engagé nella maturità, come molti della sua generazione influenzato da Sartre, salutò con favore la rivoluzione cubana, per poi rinnegarla quando essa, divenuta regime, iniziò a reprimere il dissenso.
La scrittura è una forma di protesta: nasce sempre dal trauma, dal conflitto, dalla rivolta.
Nel suo caso, contro il padre, che nel 1946 riapparve per riprenderlo, riportarlo in Perù e sottometterlo alla propria ferrea disciplina. [...] La prima cosa è la rivoluzione. Cita un autore spagnolo del ‘400, Martorell, il quale ci racconta nel Tirant lo Blanc che l’infanta di Francia era così bianca che si vedeva il vino passarle attraverso la gola: “Ci dice una cosa tecnicamente impossibile, che, comunque, nella malia della lettura, ci sembra una verità indiscutibile” (La verità delle menzogne).
In letteratura conta non tanto la realtà, la nuda e scrupolosa cronaca dei fatti, come tendevano a pensare i neorealisti, ma un effetto di realtà.
Poi, tutto il resto.
Mario Vargas LlosaHai mai conosciuto quegli uomini che in vecchiaia scoprono il sesso e la religione? La finzione è un’assoluta necessità affinché la nostra civiltà continui a esistere, si rinnovi e preservi in noi il meglio di ciò che è umano. Come disse in un’intervista: “La differenza tra un liberale e un anarchico è appunto nel non voler accettare che in nome della libertà si crei la legge della giungla.
Ma il rapporto col padre è conflittuale e il futuro scrittore finisce in un collegio militare.
La letteratura diventa un'evasione che lo accompagnerà per tutti gli anni universitari.
Studia prima a Lima per poi trasferirsi a Madrid e lì concludere il percorso universitario.
L'esperienza parigina
Come molti intellettuali del suo tempo è però inesorabilmente attratto da Parigi, vero centro nevralgico di tutto ciò che di importante stava capitando in ambito artistico (e non solo) nei brillanti fine anni cinquanta.
Nel frattempo, aveva sposato una zia acquisita di parecchi anni più vecchia di lui.
Gli anni parigini segnano profondamente la personalità di Mario Vargas Llosa, colorando la sua vena narrativa di tradizioni e disincanto europeo, tanto che lo scrittore non si è mai di fatto allineato a certi stilemi consunti e talvolta stereotipati della narrativa sudamericana, plasmata per molto tempo dal modello marqueziano.
Basti dire che proprio nella capitale francese ha modo di frequentare un intellettuale del calibro di Sartre, diventandone amico e difendendone le idee, tanto che i suoi amici lo soprannominarono "il piccolo valoroso Sartre".
Il successo letterario
Collabora con vari giornali e nel 1963 scrive "La città e i cani", che in Europa ottiene un successo enorme.
Ma le sue storie esplorano l’America Latina tutta, dal Brasile ottocentesco de La guerra alla fine del mondo (1981), alla Santo Domingo di Trujillo in La festa del caprone (2000), al Guatemala di Tempi duri (2019), fino alla Polinesia de Il paradiso è altrove (2003), e al Congo-belga devastato dal colonialismo de Il sogno del celta (2010).
Vargas Llosa non ha mai perso la fiducia nella capacità sediziosa della narrativa di creare un mondo alternativo, senza frontiere di lingua, cultura e religione, nel quale trovare rifugio contro le avversità o la barbarie, dissipare il caos, eternare la bellezza di un istante. Un mondo senza letteratura (o con una letteratura ridotta a svago e passatempo) sarebbe un mondo senza desideri e ideali – ha detto - perché le menzogne della letteratura diventano verità attraverso di noi, e i lettori contagiati dal dubbio metteranno in discussione la realtà mediocre in cui gli tocca vivere.
Nato ad Arequipa, in Perù, il 28 marzo 1936, Vargas Llosa è stato uno degli scrittori più influenti del Novecento e degli inizi del XXI secolo, voce fondamentale del cosiddetto “boom” della letteratura latinoamericana, accanto a Gabriel García Márquez, Julio Cortázar e Carlos Fuentes.
Romanziere, saggista, drammaturgo, giornalista e intellettuale impegnato, Vargas Llosa ha saputo attraversare con straordinaria versatilità generi, epoche e contesti, restituendo nei suoi libri la complessità delle società latinoamericane e le contraddizioni della condizione umana.
Il mare ha un aspetto plumbeo, verde scuro, fumante, adirato, con macchie di spuma e onde che avanzano sempre alla stessa distanza verso la spiaggia. Il cielo è grigio, anche d'estate, perché il sole non compare sul quartiere prima delle dieci, e la foschia rende impreciso il limite delle cose, il profilo dei gabbiani, il pellicano che attraversa in volo la linea frantumata della scogliera.
La tirannia familiare duplicava quella nazionale, perché il Perù era allora sottomesso alla dittatura del generale Odría. Accademico di Spagna e membro della Legione d’Onore francese, ha saputo coniugare rigore stilistico, tensione etica e passione narrativa.
Con la sua scomparsa, il mondo perde una voce lucida e profonda, capace di narrare il destino dell’uomo contemporaneo con uno sguardo al tempo stesso latinoamericano e universale.
Talvolta una barchetta di pescatori si dimena fra le scosse; talaltra una raffica di vento scosta le nuvole e compaiono in lontananza La Punta e le isole terrose di San Lorenzo e del Frontón. Combinando lirismo e realismo, moltiplicando i punti di vista, stravolgendo i piani temporali, usando il monologo interiore e i dialoghi, la storia, la cronaca, la satira e l’erotismo, ha indagato le miserie del suo paese e dell’animo di tutti.
In Perù – il paese di «ogni sangue» secondo José Maria Arguedas – sono ambientati La casa verde (1966), Conversazione nella cattedrale (1969), Pantaleon e le visitatrici (1973), Zia Julia e lo scribacchino (1977), Avventure della ragazza cattiva (2006), L’eroe discreto (2013), Crocevia (2019) e Le dedico il mio silenzio (2023).
Se ho rievocato questa esperienza (da Vargas Llosa raccontata nell’autobiografia Il pesce nell’acqua, 1993) è perché essa ha fatto di lui il protagonista di uno dei suoi romanzi, svelando l’essenza stessa della letteratura – che dai fatti e dal vissuto nasce, ma insegna a inventare la vita e a trasformarla. E per questa utopia visionaria, che si è tradotta in personaggi ambigui e indimenticabili, e in migliaia di pagine trascinanti, sinistre, divertenti, feroci, sempre gli saremo grati.
Pubblicato per gentile concessione di «la Repubblica».
E, trattandosi di letteratura, sarà sempre una verità sottile e ambigua, scettica e problematica.