Leopardi e il pessimismo di
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Si evince da ciò il suo interesse per la storia intesa come modo di pensare e per le culture dei primitivi.
Il Pensiero Leopardiano in sintesi
| Fase del Pensiero | Caratteristiche Principali | Opera Esemplificativa |
|---|---|---|
| Pessimismo Storico | Infelicità umana come conseguenza della perdita dello stato naturale e del progresso storico | “Discorso di un italiano sulla poesia romantica” |
| Pessimismo Psicologico (Individuale) | Dolore come intrinseco alla vita, come incapacità di raggiungere il piacere infinito a cui aspira l’uomo | “La sera del dì di festa“ |
| Pessimismo Cosmico | Natura come forza indifferente o ostile, meccanicismo naturale, dolore come legge universale | “L’Infinito“, “Alla Luna“, “Dialogo della Natura e di un Islandese“ |
| Pessimismo Eroico | Solidarietà umana come mezzo per superare l’ostilità della Natura | “La Ginestra“ |
Il pensiero leopardiano: 1817/18, la fase di “pessimismo storico”
La prima riflessione filosofica è sul tema dell’infelicità umana (illuminismo settecentesco).
L’arbusto resistente, esposto alla forza furiosa e primigenia della natura, resiste eroicamente. L’uomo pensa di essere grande e immortale ma è molto piccolo rispetto alla Natura; non per questo deve sopperire al suo cospetto ma accettare lo stato delle cose e conviverci in una visione armonica di fratellanza e di solidarietà.
Il poeta vede nella ginestra un simbolo di coraggio e resistenza di fronte a un destino inevitabile. Intellettuali come Walter Benjamin lo definirono “il più grande poeta dell’Italia dopo Dante“, mentre Antonio Gramsci ne sottolineò la modernità. Oggi, invece, si corre il rischio di esaltarlo come pensatore non sistematico e privo d’ideologia.
Solo l’azione e l’eroismo sono i rimedi contro la decadenza dei moderni.
Indagando sulla causa dell’infelicità umana, il Leopardi segue la spiegazione di Rousseau, e afferma, con la sua “Teoria delle Illusioni”, che gli uomini furono felici soltanto nell’età primitiva, quando vivevano a stretto contatto con la natura, ma poi essi vollero uscire da questa beata ignoranza e innocenza istintiva e, servendosi della ragione, si misero alla ricerca del vero.
La sensibilità sarebbe il più prezioso di tutti i doni, se lo si potesse far valere, o se ci fosse a questo mondo qualche oggetto a cui applicarlo. Questa è appunto la fase del Pessimismo storico. Entrambi riconoscono nella volontà insoddisfatta la radice della sofferenza umana. Persecutoria e dispensatrice di illusioni come il Poeta affermerà nello Zibaldone.
Il sabato del villaggio
L’ uomo non deve rassegnarsi alla sofferenza né rinunciare alla felicità
La Natura Matrigna di Giacomo Leopardi è presente anche in A Silvia, composta fra il 19 e il 20 aprile del 1828, e pubblicata per la prima volta nel 1831 nell’edizione dei Canti.
La sua critica al mito del progresso rivela una lucidità profetica rispetto alle contraddizioni della modernità.
Schopenhauer in particolare, pur non conoscendo direttamente l’opera leopardiana, sviluppa una visione del mondo sorprendentemente affine. L’islandese, infatti, morirà ucciso da due leoni.
Il perpetuo canto della fanciulla e l’ avvenir che aveva in mente non esistono più, e lei stessa non c’è più. Infatti il suicidio costituisce un errore, perché provoca dolore ai superstiti; quindi, lo sforzo degli essere umani deve essere rivolto a soccorrersi scambievolmente (sentimento della fraternità sociale). In questa poesia, Leopardi invita l’umanità a unirsi nella consapevolezza della propria fragilità e a opporsi con dignità alla crudeltà della natura, trovando una forma di resistenza nella solidarietà collettiva.
Critiche e interpretazioni alternative
Il pensiero leopardiano ha suscitato numerose critiche e interpretazioni.
Nel fine ultimo del ripetersi la natura è madre ma matrigna, in quanto non si preoccupa delle sue creature. Sta qui la democraticità del pensiero leopardiano, nella fase finale del cosiddetto pessimismo eroico, che promuove la solidarietà umana come mezzo per affrontare la sofferenza e la vanità della vita.
La Teoria del piacere e la noia
Al centro del pensiero leopardiano troviamo la celebre “teoria del piacere“, una delle intuizioni più originali della sua riflessione filosofica.
Questo accade precisamente perché ho rinunciato alla speranza di vivere. Attraverso il pessimismo individuale, storico e cosmico, Leopardi analizza la condizione umana da prospettive sempre più ampie, offrendo una delle riflessioni più profonde sulla sofferenza e sul significato dell’esistenza. “La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani”, afferma Leopardi, descrivendola come “il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera”.