Se tornassi a vivere erma bombeck biography
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Non avrei mai preteso in un giorno di estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata nello sgabuzzino.
L’avrei consumata io a forza di accenderla. Foggia a/n 21p05 Direttore Resp. Non sono richiesti, né previsti, salvo diverso accordo compensi per le opere pubblicate su questo sito.
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Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un pò su e…
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno ed ascoltato di più.
Poesia
Se tornassi a vivere di Erma Bombeck
Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Se qualche contenuto fosse coperto da diritti d'autore, segnalatelo attraverso il modulo contatti presente all'interno del sito e provvederemo alla immediata rimozione.
Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po’ su e…
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno ed ascoltato di più.
Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso in un giorno di estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino.
Brano di Erma Bombeck
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Pubblicato in Autori, Racconti, Racconti con Morale, Storie con Morale, Un Racconto al Giorno e taggato Anni, Baciava, Caminetto, Candela, Cena, Dio, Dispiace, Diversa, Erma Bombeck, Figlio, Giovinezza, Gravidanza, Lavoro, Marito, Mesi, Minuto, Miracolo, Mondo, Non, Nonno, Ora, Panini, Parlato, Racconti con Morale, Rinascere, Rivivere, Salotto, Se, Storie con Morale, Televisione, Tempo, Ti voglio bene, Tornassi, Ufficio, Vita, Vivere, Vivrei.
Avrei detto più spesso: “Ti voglio bene” e meno spesso: “Mi dispiace”…ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto…lo guarderei fino a vederlo veramente…lo vivrei…e non lo restituirei mai più.
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Va a lavarti che la cena è pronta”. Tutti i diritti riservati.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
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Il materiale può essere scaricato ed utilizzato liberamente, indicandone la fonte. A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: “Su, su, basta.
Se tornassi a vivere
Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa.
Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po’ su e…
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno ed ascoltato di più.
Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso in un giorno di estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino.
L’avrei consumata io a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto:
“Su, su, basta.
Va a lavarti che la cena è pronta.”
Avrei detto più spesso:
“Ti voglio bene!” e meno spesso:
“Mi dispiace!”
Ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto…
Lo guarderei fino a vederlo veramente…
Lo vivrei…
E non lo restituirei mai più.
Va a lavarti che la cena è pronta”.
Avrei detto più spesso: “Ti voglio bene” e meno spesso: “Mi dispiace”…ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto…lo guarderei fino a vederlo veramente…lo vivrei…e non lo restituirei mai più.
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Se tornassi a vivere
di Erma Bombeck
Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa.
L’avrei consumata io a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d’erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io dall’ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: “Su, su, basta.