Relazione memorie di adriano marguerite yourcenar biography
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Certamente Marguerite Yourcenar, se interrogata in proposito, potrebbe dire lo stesso del suo imperatore: “Hadrien c’est moi”.
Da uomo a donna e da donna a uomo, la scrittura è in grado di compiere incredibili trasfigurazioni, metamorfosi impreviste che ci restituiscono una visione universale della vita, nel segno dell’umano.
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“Memorie di Adriano”, l’immortale capolavoro di Marguerite Yourcenar
“Memorie di Adriano” è il libro che scopriamo insieme oggi, in occasione dell’anniversario di Marguerite Yourcenar, nata l’8 giugno 1903 a Bruxelles e scomparsa il 17 dicembre 1987.
Da quel momento iniziarono i primi tentativi di scrittura; la difficoltà principale, come mostrano le numerose note sparse del taccuino, era trovare la giusta voce narrante. Fu proprio attraverso la maschera dell’imperatore che Yourcenar riuscì a donarci una delle più affascinanti e struggenti definizioni dell’amore.
Se un essere solo, anziché ispirarci tutt’al più irritazione, piacere o noia, ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema, se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo, e infine ci diviene più indispensabile che noi stessi, ecco verificarsi il prodigio sorprendente, nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne che un mero divertimento di quest’ultima.
Cos’è l’amore secondo Marguerite Yourcenar
Nel mezzo di una storia che si focalizzava sui trionfi e i fallimenti e indagava le traiettorie inspiegabili del destino (“la vita di un uomo si compone di tre linee sinuose che proseguono all’infinito”, scriveva l’autrice nei suoi appunti, Ndr) Yourcenar si sofferma sul concetto più sfuggente di tutti: l’amore, e ne fornisce un’intensa descrizione filosofica, piena di grazia e di potenza, senza tempo.
Nelle parole della scrittrice l’amore diventa incontro “tra sacro e segreto”, una sorta di prodigio che si verifica senza alcuna spiegazione e, soprattutto, sfuggendo a ogni logica razionale.
Del resto, la scrittura del romanzo aveva impegnato la scrittrice per gran parte della sua esistenza e i due piani - quello della vita e quello della letteratura - si erano annodati strettamente sino a fondersi. In assenza del suo corpo vivo fece erigere un’infinità di statue marmoree che ne replicassero l’effigie.
(...)
L’amore, non altrimenti della danza delle Menedi e del delirante furore dei Coribanti, ci trascina in un universo insolito, ove in altri momenti è vietato avventurarci, e dove cessiamo di orientarci non appena l’ardore si spegne e il piacere si placa.
L’amore tra l’imperatore Adriano e Antinoo
L’imperatore Adriano conobbe il giovane Antinoo una sera, nel corso di un incontro letterario tenutosi in una lussuosa villa in Oriente.
A un tratto intravede un giovinetto seduto in disparte, dall’aria pensosa e, al contempo, distratta: ne rimane colpito, accosta metaforicamente la sua immagine a quella di un pastore nel cuore della foresta, presto decide di avvicinarlo.
Al giovane schiavo Marguerite Yourcenar aveva dedicato persino una poesia dal titolo Apparition (Apparizione, Ndr) che scrisse a soli quindici anni.
Attraverso questa narrativa, Yourcenar invita i lettori a considerare la loro relazione con il tempo e fugacità della vita.
La fine, per Adriano, non è solo una conclusione, ma un momento di rivelazione che porta a una pace interiore. Dieci anni dopo aver annotato quell’appunto, Marguerite lo riprese e capì, all’istante, che sarebbe stato quello l’inizio del suo Memorie di Adriano: l’aveva sempre avuto sotto gli occhi, ma non se ne era accorta.
Capì che doveva raccontare quello, nel suo romanzo della vita: una felicità smarrita per sempre che si sarebbe eternata attraverso la scrittura.
Nel corso del processo tenutosi per oltraggio alla morale a Parigi, nel 1857, Gustave Flaubert difese il suo romanzo-capolavoro Madame Bovary affermando: “Madame Bovary c’est moi!”.
E riuscì a dare, attraverso la scrittura, la forma concreta al sentimento più sfuggente e difficile da definire.
Marguerite Yourcenar e il destino di Adriano
Il grande scrittore francese Gustave Flaubert nel 1821 scrisse:
Cantami della sera odorosa in cui udisti / levarsi dalla barca dorata di Adriano / il riso di Antinoo e per placare la tua sete lambisti / le acque e con desiderio guardasti / il corpo perfetto del giovane dalle labbra di melograno.
La scintilla dell’ispirazione di Marguerite Yourcenar partì proprio dal suono cristallino, evanescente del riso di Antinoo eternato nella poesia di Flaubert.
Era affascinata dalla figura dell’imperatore Adriano da sempre, ma la scintilla dell’ispirazione si accese in lei quando visitò, insieme al padre, le maestose rovine di Villa Adriana a Tivoli. Oppure omicidio? Lo aveva trasformato in un Dio.
Eros e thanatos, le due pulsioni opposte, che Marguerite Yourcenar individua e riesce a custodire magnificamente nelle sue pagine.
Perché, come ha scritto la Yourcenar, «non siamo i soli a guardare in faccia un avvenire inesorabile». Yourcenar raffinata figura del Novecento letterario esplora come pochi la complessità dei sentimenti umani e le sue contraddizioni; attraverso l’imperatore Adriano, pone domande esistenziali che risuonano ancora oggi lasciando un’eredità rivelante oltre i confini del tempo e dello spazio.
“Memorie di Adriano” è un’opera imponente, frutto dei trent’anni di riflessione e scrittura di Marguerite Yourcenar.
L’incipit tanto ricercato era racchiuso in quella lunga lettera immaginaria scritta dall’imperatore sul letto di morte al fidato successore Marco Aurelio.
Villa Adriana, a Tivoli, divenne un vero e proprio simulacro alla memoria di Antinoo: le immagini del giovinetto erano in ogni dove, scolpite nel marmo, nel bronzo, nel quarzo rosa, nel tentativo di eternarne la memoria.
Non potendo riavere indietro il suo amante, l’imperatore ne fece una divinità.